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Recensioni PS3


Tom Clancy's Splinter Cell Double Agent

Grafica: 7.5
Sonoro: 8.5
Innovazione: 7.5
Longevità: 8
Giocabilità: 8.5
Modalità Online: 7
8/10
Notevole

A cura di Oogabada

Senza alcun dubbio la serie Splinter Cell creata dal grande Tom Clancy ha rappresentato uno dei maggiori successi videoludici degli ultimi anni, rivoluzionando il gameplay classico dei giochi d’azione e introducendo una solida componente stealth. Con l'avanzare degli episodi questo genere ha visto la sua schiera di fan infoltirsi sempre più e l'attesa per il debutto di Sam Fisher su console next-gen è stata fremente. In questo nuovo episodio, a parte una modalità multiplayer totalmente rivisitata, per quel che riguarda lo Story Mode sono pochi i nuovi elementi apportati al gameplay e in generale si ha la sensazione che si siano fatti passi lateralmente anzichè in avanti nello sviluppo di questo aspetto. Tuttavia questo non è necessariamente da intendersi come una nota negativa e i fan dei precedenti episodi potranno aggiungere un nuovo entusiasmante capitolo alle loro avventure da spia.

Storia
Double Agent sin dalle prime battute ci cala in un’atmosfera che strizza l’occhio alle più blasonate produzioni cinematografiche come il trend delle ultime produzioni videoludiche vuole, soprattutto quelle firmate Tom Clancy. Il passaggio al gioco vero e proprio avviene attraverso una missione introduttiva che vede il nostro Sam e un suo adepto infiltrarsi in una centrale elettrica in Islanda per una semplice ricognizione. Gli elementi ci sono tutti, il lancio in mare dall’elicottero, il passaggio dai condotti di scarico e poi mano al coltello un’apertura nel ghiaccio per passare sulla terraferma. Quella che inizialmente sembra essere una banale ricognizione però si rivela essere una rischiosa operazione antinucleare. L’atmosfera diventa subito rovente e sembra di continuare da dove avevamo lasciato nel precedente capitolo ma ben altro ancora ci aspetta! Subito il colpo di scena: terminata la missione e sventata la minaccia resta un resoconto drastico a causa della morte del compagno e la situazione peggiora dopo l’estrazione in elicottero quando Sam apprende della morte della figlia. Da qui l’involuzione del personaggio sintetizzata in quella straordinaria scena che vede Sam disfarsi del suo fantomatico visore a tre ottiche che sprofonda lentamente nell’oceano. Partono i titoli di testa, ora si comincia a fare sul serio! Spiazzante vedere Sam ammanettato e scortato in prigione mentre Lambert (il suo superiore a Third Echelon) sottolinea come la morte di sua figlia deve servire da linfa vitale per affrontare la più ardua missione della sua carriera: infiltrarsi nel gruppo terroristico John Brown's Army (JBA).
D'ora in avanti SCDA mostrerà la sua vera natura: avrete a che fare con una nuova meccanica di gioco, sicuramente la più grande novità introdotta, che metterà alla prova il vostro istinto e vi condurrà alla scoperta della vostra vera indole. Durante il gioco dovrete conseguire degli obiettivi per rafforzare la fiducia riposta in voi, da una parte dalla agenzia investigativa a cui appartenete (NSA) e dall'altra dal gruppo terroristico in cui vi siete infiltrati (JBA). Il gioco pone Sam e di conseguenza il videogiocatore ad un bivio tra il bene e il male non con la classica scelta secca, non bisogna compiere missioni svincolate per una o l’altra fazione ma, in un’unica soluzione narrativa, le varie missioni includeranno obiettivi primari e secondari da conseguire affinché le due parti continuino a credere in voi. Non sempre però il perseguimento del risultato per una fazione risulterà indifferente all’altra, spesso vi troverete a fare delle scelte morali (uccidere un innocente per esempio) che influiranno sullo sviluppo del gioco e sul tipo di missioni che andrete ad affrontare, in questo modo quasi senza accorgervene la storia si svilupperà portandovi ad un finale particolare (esistono tre finali differenti). Questa nuova innovazione nella narrazione della trama non influenza solo il finale della storia ma intacca in maniera preponderante anche il gameplay lasciando al giocatore una certa libertà di scelta, aumentandone il coinvolgimento e la longevità. Questo approccio all’avventura fa si che la tensione e la suspence, già elevate per questo genere di gioco, si spostino su un livello prettamente mentale. Alla classica azione stealth si contrappone un gioco di nervi perché per la prima volta il nostro eroe sarà veramente solo. A differenza dei precedenti episodi non potrete contare costantemente su una salda organizzazione dietro di voi, essere scoperti, da una o dall’altra parte, si traduce in un inevitabile Game Over. Del resto, la forte personalizzazione che il giocatore può imprimere all’evolversi della sua avventura di gioco è un fattore intuibile già dal titolo. Double Agent indica proprio la doppia personalità che ci troveremo a fronteggiare nella guida di Sam in questo nuovo appassionante episodio della serie.

Gameplay
Non c’è dubbio, i giochi delle serie firmate da Tom Clancy sotto l’aspetto del gameplay non deludono mai e riescono con piccoli passi a migliorare soluzioni del sistema di controllo che sembrano già perfette. Così è anche per SCDA, del resto stravolgere un sistema già collaudato e di successo poteva rivelarsi controproducente. Ubisoft ha saggiamente deciso di mantenere l’impostazione di base dei precedenti episodi riuscendo allo stesso tempo nell’ardua impresa di integrare le svariate novità sfruttando la versatilità del pad della PS3. Come sempre passerete la maggior parte del tempo accovacciati alla ricerca delle zone buie attraverso cui farvi strada con passo felpato ma non basterà un singolo allarme a fermarvi, potrete risolvere comunque le situazioni ricorrendo alle armi a prescindere dagli ordini ricevuti, siete voi i padroni del vostro destino ma ricordate che ogni vostra azione avrà una conseguenza sui livelli di fiducia. Il numero di abilità a disposizione di Fisher si allarga ancora, queste però non si rivelano mai inutili anche grazie alla maggiore libertà d’azione di cui gode il personaggio nell’affrontare le diverse mappe di gioco in ogni missione. Anche l’arsenale e i gadgets a disposizione della nostra spia offrono non poche novità, tutte ad altissimo contenuto tecnologico. Tramite queste risorse il giocatore potrà scegliere il modo migliore e più vicino al proprio stile per portare a termine la missione perseguendo i vari obiettivi. I livelli si susseguono con un bilanciato incremento della difficoltà degli enigmi sempre coerenti con la trama nonostante questa si evolva dinamicamente in base alle vostre scelte. La storia, le missioni, l’atmosfera, tutto concorre a calare il giocatore nel vivo dell’azione stealth e avanzare non risulta mai ripetitivo se si usa il cervello. Non bisogna seguire un percorso imposto ma bisogna anche qui scegliere i percorsi giusti oltre ai modi giusti. Nonostante l’elevata flessibilità del sistema di in-game-help e l’immediatezza del sistema di controllo che rendono la curva di apprendimento abbastanza bilanciata, è indubbio come SCDA non sia semplicemente l’ultimo episodio di una saga ma punta ad offrire qualcosa in più anche ai più esperti fin dalle prime battute. Di conseguenza il livello di difficoltà, in generale calibrato verso l’alto, sicuramente soddisfa gli affezionati della serie ma potrebbe scoraggiare chi è totalmente nuovo a questo genere. Il mio consiglio è di non demordere. Anche i più piccoli errori si traducono in disfatta? Prendere un nemico alle spalle è impresa ardua? La chiave di tutto sta nell’acquisire una mentalità stealth ed è questa la vera forza di questo episodio: le alternative sono varie e anche se il nemico difficilmente perdona i più piccoli errori, mantenendo il sangue freddo potremo subito recuperare l’invisibilità e placare gli allarmi senza risolvere tutto con la forza, soluzione tra l'altro quasi mai efficace. Le missioni presentano degli obiettivi primari necessari a concludere il livello e altri obiettivi secondari ma fondamentali allo stesso modo per tenere in pari il bilancio di fiducia di NSA e JBA. Un approccio al gioco teso ad avanzare il più velocemente possibile inevitabilmente implica il sorvolare di molti obiettivi e l’intera esperienza potrebbe ridursi a una decina d’ore. Il vero modo però di giocare Splinter Cell è completare ogni singolo step e non solo, la vera spia punta sempre a fare quel che si dice “un lavoro pulito”. Alla fine oltre al resoconto delle missioni completate e fallite avrete pure un sunto con l’elenco delle vostre azioni, quante persone avete dovuto uccidere per completare gli obiettivi, quante volte avete fatto scattare l’allarme, quanti salvataggi vi sono serviti ecc. Il tutto fornirà un punteggio percentuale alla vostra furtività, se riuscite a terminare tutti gli obiettivi e raggiungere il 100% potrete seriamente prendere in considerazione una carriera da spia.
Questo punteggio finale che viene dato ad ogni missione dovrebbe servire a stimolare il giocatore ad un approccio stealth invece di uno aggressivo tuttavia il rischio è che per fare tutto alla perfezione ci si riduca a seguire un approccio “salva e prova” per poi ripartire dall’ultimo punto di salvataggio già consapevoli di quel che ci aspetta e di cosa fare per aggirare i problemi. Concludere tutti gli obiettivi inoltre porta allo sblocco di vari gadgets che vi porteranno a diventare una superspia nelle fasi finali dell’avventura. Per chi ama sbloccare tutto e subito, salvare di continuo è una forte tentazione ma il mio consiglio è di non operare in questo modo perché esula dallo spirito stesso del gioco. L’opzione di salvataggio veloce non è presente e per molti potrebbe essere un difetto ma credo che la cosa sia voluta e a pensarci bene è un pregio. Per salvare i progressi di gioco dovrete andare nella schermata apposita, questo in qualche modo stimola a farne a meno per non spezzettare troppo la partita e affrontare le missioni come una vera spia farebbe. Le mappe sono molto varie e gli ambienti di gioco offrono varie soluzioni al giocatore, soprattutto perdendo un po’ di tempo a studiare la situazione. La varietà delle azioni che Sam Fisher può compiere aumentano maggiormente il livello di interazione con l’ambiente, aumentando il divertimento e abbattendo la paura di monotonia che potrebbe instaurarsi nel corso del gioco. Il peggior nemico per una spia ovviamente è costituito da luci e telecamere di sorveglianza pronte a dare l’allarme e a richiamare i nemici in carne e ossa. Questi al minimo rumore sospetto entreranno in uno stato di allerta e, torcia in mano, avvieranno la perlustrazione della zona. Soddisfacente l’A.I. dei nemici e anche al livello intermedio di difficoltà non basta mettersi in una zona d’ombra per sentirsi al sicuro ma bisogna letteralmente sfuggire al nemico magari ricorrendo a diversivi come il lancio di oggetti nella zona opposta alla nostra per distogliere la loro attenzione. Al livello difficile l’azione rasenta il realismo puro e anche a 5 metri un passo troppo avventato può risultare fatale. In nostro aiuto per rilevare il grado di esposizione avremo solo un piccolo indicatore luminoso sulla spalla che varierà dal verde al rosso passando dal giallo in base a quanto siamo visibili/udibili. Ad un primo impatto può sembrare che questa scelta sia un passo indietro rispetto all’ultimo capitolo del gioco in cui avevamo due sensori distinti che ci indicavano livello di visibilità e di rumorosità, proseguendo nel gioco però ci si rende conto ben presto che questa scelta è azzeccatissima, rende l’esperienza più immediata e meno macchinosa e crea la giusta suspence ponendo il giocatore nel giusto equilibrio tra il rischio e la cautela. Inoltre questo alleggerisce l’interfaccia grafica e anche l’impatto visivo assume un carattere cinematografico. Un più curato grado di interazione è denotato anche dalla possibilità da parte del giocatore di “vivere” anche quelle scene solitamente destinate alla semplice visione, come il passaggio da una missione all’altra, guardandosi intorno e interagendo con l’ambiente seppur in modo limitato rispetto al gioco vero e proprio.

Grafica e sonoro
Certamente uno dei punti in cui il salto generazionale si fa più sentire è quello che riguarda il settore grafico. Certamente PS3 è dal potenziale enorme e le sue specifiche tecniche non fanno che confermare questa affermazione. Purtroppo rendere giustizia a questo hardware che forse strizza troppo l'occhio al futuro, non è cosa facile e lo stesso SCDA ne dà conferma. Il comparto grafico realizzato per la console Sony è all’avanguardia, indubbiamente, ma perde il confronto diretto con la console di casa Microsoft. Le motivazioni sono molteplici e vanno dalla difficoltà di programmare questa console, al poco tempo a disposizione dei realizzatori per arrivare al core di questo gioiellino di tecnologia. Chi ne paga le conseguenze sono sempre i videogiochi e i giocatori in seconda battuta. L’impatto visivo, per quanto buono, è stato "ripulito" dai tanti effetti di luce e ombra che c’erano nella versione Xbox 360, rendendo l’esperienza di gioco leggermente più scarna. Lo stesso è stato fatto con gli effetti particellari, in questa occasione molto più approssimativi, per non dire quasi assenti. In ambedue le versioni, il gioco gira a 30 fps (non il massimo), con una fluidità complessiva decente. La versione PS3 purtroppo è gravata da una serie di rallentamenti abbastanza frequente che potrebbero infastidire non solo i più pignoli. Potete capire come in un gioco in cui la fluidità dell’azione e il coinvolgimento emotivo sono una delle caratteristiche fondamentali, certe sbavature tecniche non sono assolutamente accettabili. Il level design si attesta su livelli alti sia per la ricostruzione digitale degli ambienti sia per il concept delle varie location, segno distintivo della serie.
Una buona colonna sonora segue le gesta del nostro eroe per tutta l’avventura e contribuisce non poco all’immedesimazione nel ruolo del personaggio variando di registro e di contenuti per sottolineare gli avvenimenti presenti sullo schermo tuttavia non si connota come indimenticabile. Gli effetti sonori, come da tradizione, sono su standard elevati, considerando come i rumori giochino un ruolo fondamentale nel gameplay stesso non è un aspetto da sottovalutare. Questi non risultano mai approssimativi e sono ottimamente riprodotti. Il doppiaggio del protagonista ha visto l’abbandono di Luca Ward, voce storica di Sam Fisher. Personalmente non posso pensare a questo fattore come un difetto da attribuire al gioco, ma resta il fatto che per i patiti che hanno giocato i primi tre titoli lo stile e la caratterizzazione del personaggio ha perso non poco. Sam ha comunque una voce da duro, la cosa incomprensibile è come in alcuni frangenti, ad esempio quando si deve scassinare una serratura, i commenti siano affidati ad un secondo doppiatore, togliendo di fatto quel poco di carattere che la nuova voce cerca di donare al protagonista del gioco. Molto spesso l’aspetto sonoro è sottovalutato dal videogiocatore a favore di quello grafico ma giocare un titolo come questo con un 5.1 porta l’esperienza ad un livello superiore ancor più di quanto avviene in termini grafici grazie agli schermi ad alta risoluzione. Il gioco è godibile anche con il comune stereo ma sfruttando il Dolby Digital potrete veramente sentirvi al centro dell’azione e percepire la terza dimensione.

Multiplayer
Dal secondo episodio della serie in poi è stata introdotta la modalità multi giocatore, che in fin dei conti non è mai stata esplorata a fondo dai realizzatori. Anche in questo caso, la modalità multiplayer ha poco a che vedere con la modalità storia: la grafica è alleggerita, estetica e abilità del personaggio sono differenti. Si abbandonano i panni da duro per tornare alla vecchia e classica tenuta nera con visore. A tal proposito è da sottolineare come anche nel multiplayer è stato considerata l’opportunità di sbloccare diversi oggetti tra cui appunto delle “skin” per il nostro personaggio ovvero tute diverse dalla predefinita. A parte le differenze prettamente estetiche la modalità multiplayer sembra un gioco a parte rispetto alla parte offline anche per la diversa disposizione dei comandi e funzione dei tasti. Rispetto alle precedenti versioni sono state apportate dei netti cambiamenti al multiplayer versus. Qui gli sviluppatori hanno puntato a soddisfare ogni classe di utenza e non solo i più navigati del genere, è possibile giocare fino ad un massimo di 6 giocatori che si suddividono in due squadre, una delle spie e una dei mercenari. Compito delle spie è individuare dei computer e, infiltrandosi nelle strutture presenti sulle diverse mappe, prelevarne i preziosi dati contenuti previo intervento di hacking. L’azione è immediata e meno laboriosa dei precedenti capitoli, diversi aiuti visivi vengono incontro al giocatore ad indicare le varie strade alternative che gli si parano davanti per raggiungere il suo obiettivo. Come detto però, non dovrete fronteggiare solo gli ostacoli strutturali per conseguire l’hacking dei computer ma a contrastarvi ci sarà la squadra avversaria dei mercenari. Lo scontro ancora una volta vi vede dar sfoggio delle vostre qualità di spia ma ora di fronte non avrete più una intelligenza artificiale bensì umana. Viceversa nei panni dei mercenari dovrete impedire alle spie di portare a termine l’opera di hacking e per farlo avrete a disposizione un pari quantitativo di gadget antispia oltre ad un vero arsenale per lo scontro a fuoco. Una cosa è certa, nei panni dei mercenari non dovrete preoccuparvi di stare in silenzio per cui, mano al mitra, vi lancerete alla perlustrazione delle zone chiave pronti a rilevare ogni movimento sospetto. Da mercenario avrete una visuale in prima persona, scelta dettata dalla necessità di perlustrare in tempo reale la zona e affondare subito i colpi a differenza della spia che sfrutta l’ambiente per mimetizzarsi e fa uso della terza persona.
Vediamo più nel dettaglio come si sviluppa l’esperienza multiplayer: in ogni mappa esistono 4 computer contenenti i dati da prelevare (segnalati dai colori Rosso, Blu, Verde e Giallo) e per vincere la partita è sufficiente sabotarne 2. Le spie dotate di grandissima agilità e velocità, sfruttano un dispositivo integrato sul braccio per distruggere le luci, rompere i vetri, sabotare le porte chiuse, “disturbare” i visori dei mercenari e, chiaramente scaricare i dati da salvare. Potrete portare con voi un solo gadget per volta da scegliere nel punto di rinascita dove troverete una cassa con all’interno i seguenti gadget: granata fumogena, granata flash, siringa per curarsi o curare un proprio compagno, disturbatore (per disorientare i mercenari). Potrete sorprendere i Mercenari afferrandoli da dietro, immobilizzandoli e decidere poi se stordirli o ucciderli spezzandogli il collo, ma anche saltandogli addosso o tirandoli giù dalle passerelle.
Quando si è mercenari si è molto meno agili però dalla vostra avrete mitra con zoom e lanciagranate. Inoltre disporrete di un drone che può essere mandato a perlustrare zone non accessibili ed eventualmente farlo esplodere in prossimità di una spia uccidendola.
I territori di scontro presentano 8 mappe, 3 delle quali disponibili fin da subito e altre 5 sbloccabili vincendo alcune gare.
Per quel che riguarda la modalità cooperativa arrivano le note dolenti: anche in coop la modalità di gioco resta solo quella dell’hacking dei computer e manca la cosiddetta campagna in coop. Questo da una parte risulta motivato dalle caratteristiche descritte del gioco offline per cui si è soli contro tutti, ma resta comunque una mancanza notevole soprattutto se confrontato con le missioni in coop effettuabili nel precedente capitolo SC Chaos Theory.
Il multiplayer di Splinter Cell resta comunque unico nel panorama del gioco online su PS3 per la sua originalità, già per il fatto che le due parti che si scontrano non hanno stessi mezzi e obiettivi denota la peculiarità del gioco. Finalmente anche in un gioco del genere all’azione si aggiunge una componente frenetica che comunque non snatura il concept del gioco grazie ad un’ottima realizzazione tecnica. La nuova modalità 3 vs 3 e l’immediatezza di controllo conferita al gioco online avvicinerà nuovi videogiocatori ma probabilmente i vecchi amanti della modalità 2 vs 2 sentiranno un po’ la mancanza di quella componente fortemente strategica e la difficoltà dei precedenti episodi.

Longevità
Seguire l’intera avventura di Sam Fisher nei panni di agente infiltrato sarà un’impresa ardua e i minuti di gioco si accumuleranno come se niente fosse. Inoltre, la possibilità di affrontare ogni missione in maniera differente e la possibilità di portare a termine obiettivi diversi in base allo sviluppo dinamico della storia con la presenza di finali multipli, conferiscono all’esperienza di gioco una maggiore longevità ma, se non siete patiti della serie e degli stealth game in generale, difficilmente rigiocherete la storia in tutte le salse. Il Multiplayer rivisto, corretto e ampliato a 6 giocatori da un lato aumenta il valore del titolo, ma alla lunga risulta ripetitivo e l’assenza di una Storia in Coop lascia davvero l’amaro in bocca.

Conclusioni
In definitiva SCDA si presenta come un gioco interessante, sotto molti aspetti, che vanno da una buona realizzazione tecnica, a una grande trama da seguire. Consigliato a tutti gli amanti della serie, che in questo episodio conosceranno un Sam Fisher diverso dal solito, molto più carismatico. L’introduzione dei doppi obiettivi contrastanti, con le relative conseguenze, pesano molto sul gamplay che risulta rinnovato nell’approccio e non mancherà di divertire chi con questa serie ha passato interi pomeriggi ‘in missione’!

PRO
  • Grafica ben fatta con modelli poligonali consistenti e dettagliati;
  • story mode avvincente e poco ripetitivo;
  • giocabilità e libertà di azione ben collaudate;
  • colonna sonora coinvolgente e effetti sonori indovinati;
  • il sistema con percorsi e finali multipli offline conferiscono una discreta longevità.

CONTRO
  • Solo 30 fps con cali di frame rate un po' troppo frequenti;
  • effetti di luce e particellari alleggeriti o assenti;
  • la nuova voce di Sam potrebbe deludere gli appassionati;
  • assenza di storia nelle missioni in cooperativa online;
  • multiplayer un po' ripetitivo.












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16/05/2008


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