È l'enorme potere espressivo che pervade talune produzioni a determinarne la forza e la capacità di stamparsi indelebilmente nelle memorie del videogiocatore, al di là di martellanti campagne pubblicitarie che le anticipano o di tutte quelle forme di amplificazione e distorsioni comunicative del marketing che ai nostri giorni ricadono sotto il termine di "hype".
La saga di Final Fantasy è uno di questi esempi; sviluppato a partire dal 1987 dalla software house Squaresoft come ultima carta da giocare prima del rischio di un imminente fallimento societario per mancanza di introiti, il gioco si rivelò un successo e si ritagliò nel corso del tempo un nome ed una fama importante tra gli appassionati, grazie ad un modo tutto nuovo di proporre lo stilema dell'RPG (in quegli anni incarnato quasi completamente dalle storiche produzioni britanniche o americane come Wizardry e Might and Magic), legando a doppio filo il proprio nome alla piattaforma Nintendo e riuscendo a rubare progressivamente la scena ai diretti concorrenti giapponesi Dragon Quest, e perfino all'allora celeberrimo Phantasy Star di SEGA.
Il mito crescente di Final Fantasy a cavallo tra gli anni '80 e i primi anni '90 si esprimeva nella unicità narrativa della serie, dotata in ogni episodio di storie tutt'altro che semplici e lineari, nelle quali la sceneggiatura sondava spesso e volentieri i sentimenti e i patemi dei protagonisti, ed in cui la volgarizzazione del concetto di "bene" e "male" lasciava il passo a ben più complesse analisi delle ragioni dell'agire di ogni personaggio, creando in tal modo nel giocatore una forma di coinvolgimento emotivo difficilmente sperimentabile in altri RPG.
La "formula" di Final Fantasy è tutt'oggi quella che definisce lo stesso gioco di ruolo giapponese, e che per 20 anni ha posto in ombra tutte quelle decine e decine di concorrenti che abbiano osato sfidarne l'efficacia o rubarne lo scettro.
Non è perciò un mistero che milioni di appassionati in tutto il mondo attendano ogni episodio della serie come un prodigio, una continua ridefinizione delle iterazioni precedenti in chiave di crescendo. Non è un mistero neppure che il primo Final Fantasy della attuale generazione di console, fosse ancora più atteso per via della curiosità derivante dal voler vedere quanto l'odierna avanguardia della tecnologia videoludica potesse aumentare il già grandissimo arsenale di atmosfere e possibilità di gameplay di un gioco che porta, in ogni suo nuovo episodio, la responsabilità stessa di rappresentare un genere.
L'attesa è giunta al termine il 17 dicembre scorso, e non è stata vana.

誓い - La Promessa
Più di mille anni fa, una delle Macchine Divine "Far'shi" che governano l'esistenza tramite il sacro potere dei Cristalli, decise di separarsi dal mondo terrestre del Gran Pulse per creare un enorme satellite sospeso nel cielo dal nome Cocoon.
Cocoon nasceva con l'intento di preservare tutti gli esseri umani che sarebbero stati accolti al suo interno dalla vita aspra e selvaggia del mondo sottostante di Pulse. Se al principio gli abitanti di Cocoon erano ben contenti di aver abbandonato la loro terra natale in favore di un mondo utopistico regolato dall'ordine e dalla pace, col passare del tempo le nuove generazioni iniziarono tuttavia a chiedersi quali fossero i reali motivi di questa separazione forzata, e a sviluppare una crescente curiosità verso lo stabilimento di un contatto con "l'altro mondo". La reazione del rigido governo teocratico del Sanctum, fedele al culto del Far'shi creatore Eden, divenne progressivamente più violenta verso tali minoranze di uomini e donne dichiarati come infetti dalle influenze del Far'shi di Pulse, e attuò un piano di sistematica epurazione verso tutti coloro che fossero stati inquisiti o anche solamente sospettati di essere in qualche modo venuti in contatto con l'esterno. La paura del Sanctum in effetti era sempre stata quella del desiderio delle Forze che governano Pulse di distruggere Cocoon ed i suoi abitanti. Il riconoscimento degli "infetti" avveniva tramite il rinvenimento sui loro corpi di marchi lasciati dal Far'shi di Pulse. Tutti gli abitanti di Cocoon subirono una martellante campagna educativa che li convinse che tali esseri viventi segnati dal "malvagio simbolo" della terra dovessero, per il bene dell'intera comunità, essere esiliati o eliminati.
Secondo il sapere comune, ogni umano marchiato dal simbolo di un Far'shi diviene automaticamente un "R'shi", uno strumento della potente divinità, strumento a cui viene affidato un "Focus", una missione che deve essere portata a termine pena la trasformazione in un "Dark Momentum", uno spirito incompiuto e imprigionato nel tempo. Al completamento del proprio Focus invece, lo Strumento riceve la propria ricompensa dal Far'shi, la quale però è sconosciuta fino alla fine e non corrisponde sempre alla liberazione dai propri doveri verso la Macchina Divina.
È al tempo presente di tali avvenimenti e circostanze che Final Fantasy XIII ha inizio. La storia narrata è quella del destino del mondo, vista attraverso gli occhi di un gruppo di eroi uniti per caso o per necessità verso un intento comune. Lightning, una fortissima soldatessa un tempo in forza al corpo d'armata Psicom (l'esercito del Sanctum), e ora braccata dai suoi ex-compagni che la sospettano di essere la portatrice stessa della profezia di distruzione di Cocoon; Sazh, anch'egli un ex soldato condannato senza prove all'esilio dal Sanctum e perennemente combattuto tra la fedeltà alla sua educazione di Cocooniano e la sopraggiunta necessità di vedere invece nell'autorità del Sanctum un nemico da sconfiggere; Vanille, una misteriosa adolescente scampata per miracolo ad un attacco dei soldati Psicom contro un convoglio di deportati che avevano tentato una ribellione, e che avrà un ruolo importantissimo nella guerra contro Cocoon; (costei è anche il personaggio con la funzione di narratrice della storia); Snow, intraprendente e impulsivo capo della resistenza "Nora", un gruppo di giovani partigiani che si oppongono ai soldati Psicom e che tentano con la forza di porre fine al disumano esilio forzato delle persone voluto dal Sanctum; Hope, un fragile quattordicenne che cova al suo interno il terrore di essere ucciso per la sola colpa di essere divenuto un "R'shi" e combattuto dall'odio interiore verso Snow, che ritiene in parte responsabile della morte della propria madre durante una battaglia con gli Psicom; e infine Fang, una ex-ufficiale della guardia del Sanctum rigettata anch'essa nel Pulse dopo essersi opposta all'infame epurazione di civili.

C'è, come in tutti gli episodi della saga, una preponderanza di numerosi simbolismi: i temi di nascita e morte, di perdono e vendetta, di ragione e istinto occupano ogni singolo momento della narrazione. La sceneggiatura scritta in gran parte da Daisuke Watanabe e la caratterizzazione dei personaggi creati dall'eccellente Tetsuya Nomura sono così ben fatte da far appassionare ed emozionare il giocatore già dopo pochi minuti dall'inizio del gioco. E dire che non c'è in apparenza nulla di sconvolgente nella storia di un manipolo di eroi che per ragioni diversissime decidono di allearsi per la propria salvezza. Ciò che alla fine fa la differenza, però, è proprio la bravura degli sceneggiatori nello scavare a fondo nel cuore di ogni protagonista e dei propri nemici, il porre alcuni punti della storia in sospeso per riprenderli in momenti successivi, lasciando il videogiocatore nel dubbio e con la volontà di andare avanti ad ogni costo per scoprire cosa sta per succedere. E' la magia delle storie di Final Fantasy, resa forse in questo capitolo al meglio in assoluto anche per via di alcune scelte strutturali del titolo che analizzeremo e che non consentono cali di tensione narrativa, preservando una bellissima storia all'interno di un ritmo serrato.
Che ci si creda o meno, la sceneggiatura di questo tredicesimo episodio è, se non altro, la più matura ed impegnata tra tutte quelle della serie. Un ottimo presupposto.
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