Il nome conta tanto...
Quale nome?!… vi starete chiedendo. Il “nome” in generale, in senso ampio.
Non è ancora chiaro? Allora ci spieghiamo meglio: per quanto riguarda la scelta di un prodotto, spesso ci capita, inconsapevolmente, di acquistarlo perché è una marca, un “nome affidabile”.
Quello che si può dire, per quanto concerne il mondo dei videogiochi, è che la tecnica “dell’abbocca l’esca”, ovvero utilizzare storie inventate appositamente da professionisti piazzandoci il proprio nome in copertina, non è di certo una novità: pensate per un attimo a tutte le serie targate Tom Clancy. Anche questa è una marca, un nome. Un nome che dovrebbe, in teoria, accendere il titolo di copertina come un cielo di capodanno, regalando prestigio e successo.
Anche Clive Barker, noto scrittore di romanzi horror, ha già prestato la sua insanguinata penna per scrivere la sceneggiatura di Undying, un’esperienza videoludica al cardiopalma che nel 2001 divenne un vero e proprio cult, non soltanto per gli appassionati di FPS su PC. Sarebbe stato davvero stupido non riprovarci ancora, soprattutto senza sfruttare le potenzialità che offrono le console odierne.
Lo scrittore, quindi, nei panni del calamaio elettronico del team Codemasters, riveste nuovamente il proprio importante ruolo e dà vita a un gioco davvero intrigante.
Nasce Jericho, anzi, scusate… Clive Barker’s Jericho. Il nome conta.
A questo punto, però, vi starete già ponendo un’altra domanda: ma la fama è sempre sinonimo di qualità?
… o conta poco?
Anche se vi sembrerà strano, tutta questa premessa è servita per chiarire che uno degli aspetti meno interessanti in Jericho è proprio la trama. Non perché realizzata approssivativamente (ci mancherebbe), ma perché pur trattando alcune tematiche affascinanti come il misticismo, l’orrore, la religione e la magia, ci porterà ad affrontare una serie di eventi mischiati in modo un po’ vetusto, con una storia dai tanti piccoli aspetti che vanno a condire la solita, abusata, zuppa. Se avete visto film come Constantine (con Keanu Reeves), serie tv come Buffy o un’altra miriade di pellicole, libri e quant’altro che tratti gli stessi temi, converrete con noi che forse ci si poteva aspettare di più da un nome che, come dicevamo nell’intro, avrebbe dovuto dare prestigio al titolo.
Prendi 6 e Paghi 1.
Vestiremo i panni di un comandante alle prese con uno strano fenomeno nella città mediorientale Al-Khali, sommersa da una fittissima coltre di sabbia e misteri. Il male si è risvegliato e in questi casi il governo non può fare granché. Sarà nostro compito farci strada a capo di un team specializzato tanto in balistica militare, quanto in arti oscure. Se da un lato la trama non spicca in quanto ad originalità, lo scrittore Clive Barker ha dato il meglio di sé per diversificare i personaggi che ne fanno parte. Il team Jericho è composto da sei membri in tutto (sette includendo il comandante) davvero molto ben caratterizzati, forse tra i più definiti del mondo dei videogiochi, se ci concedete l’azzardo. Ognuno ha una propria personalità, un background storico e ovviamente delle peculiarità magiche e militari uniche nel loro genere.
Il punto di forza di Jericho è che non ci limiteremo a guidare gli incredibili 6 impartendo dei semplici ordini (i classici “Procedete”, “Fermi”, “Copertura”, ecc) ma potremo fisicamente impersonarli tutti, in qualsiasi momento, con una modalità “switch” che ricorda moltissimo il cambio-personaggio della famosa serie Battlefield.
Siamo una squadra fortissimi.
La natura ludica di Jericho è quella del classico sparatutto in prima persona a scorrimento. Per intenderci, non disporremo di intere zone aperte da esplorare e devastare alla Call of Duty, ma delle fasi in cui percorreremo dei tunnel virtuali che ci indirizzeranno in strade prestabilite. Certo, il contesto delle mappe di gioco cambia man mano che si prosegue con la storia, alternando fasi dall’esplorazione più libera a mo' di “arena”, ad altre più recluse e anguste tipo “labirinto”.
Un FPS, comunque, molto tradizionale, che però riesce a snaturarsi e brillare di originalità proprio grazie ai personaggi che potremo impersonare. La squadra è stata divisa tecnicamente in due sotto gruppetti formati da tre membri ognuno, chiamati rispettivamente Alpha (prettamente balistico) e Omega (prettamente mistico). È chiaro che questa suddivisione serve per facilitare il giocatore nella facile comprensione dei ruoli che ciascun componente del team Jericho riserba.
Vediamoli insieme.
Squadra Alpha:
Squadra Omega:
Comandare l’intero team è molto appagante, ed è l’unico elemento interessante che ci spingerà a proseguire nel gioco. Se analizziamo i fattori principali che dovrebbero tener testa alta al termine “gioco”, infatti, ci renderemo conto che se non ci fosse stata questa forte caratterizzazione dei personaggi (e di conseguenza il loro utilizzo diretto) ci saremmo trovati di fronte a un titolo che sarebbe stato dimenticato sullo scaffale quasi immediatamente.
Alternare magie ad armi tradizionali non è una novità, e siamo certi che non è la prima volta che affrontate un simile approccio, anche se in uno sparatutto con sei personaggi è un po’ insolito, e non può che essere accolto a braccia aperte. Più volte vi capiterà di ripercorrere il gioco in modi alternativi, adottando tecniche, personaggi e strategie sempre differenti, anche ricaricando la partita da un determinato punto di controllo.
Avrete veramente da “sparà-tutto” e in qualsiasi modo, dato che il gioco pullulerà di mostri e ancora mostri, costringendovi in alcuni casi a digrignare i denti e il joypad per rifare daccapo un intero pezzo, anche affrontando gli eventi in modalità facile. Cogliamo l’occasione per fare un appunto sulla IA del gioco: la difficoltà di Jericho è ben bilanciata, ma con questo non vogliamo affermare che l’intelligenza artificiale sia all’altezza della situazione. Infatti, più volte vi capiterà di osservare i vostri alleati comportarsi in modo anomalo, andando a perire meramente, e i nemici compiere più o meno gli stessi movimenti durante il corso dell’avventura. Ma la forte presenza di mostri, in alcuni precisi punti, lascia sorvolare questi piccoli aspetti negativi, dato che non avremo molto tempo per pensare, ma per “agire” prima che sia troppo tardi.
Ma la morte, per il team Jericho, non esiste finché tutti i membri che la compongono decedono, e questo contribuisce a dare maggior movimento al gameplay, che altrimenti avrebbe rischiato di essere un po’ monotono.
Ti faccio vedere i muscoli!
Buona caratterizzazione dei personaggi, gradevole giocabilità, difficoltà ben bilanciata… ma la grafica?
Riguardo questo aspetto la PS3 non può certo lamentarsi, e di lavoro da fare per tenere in piedi Jericho ne ha parecchio. I livelli sono disegnati molto bene e sono davvero evocativi, forse alla lunga si ripetono nel loro stile, specialmente nelle avvincenti sessioni iniziali. I colori cupi, sporchi e tendenti al rosso vi accompagneranno per tutto il corso del gioco, lasciandovi in alcuni casi anche sbalorditi, come l’ottima realizzazione del livello ambientato in un medioevo ricoperto “letteralmente” da fiumi di sangue e carne. Lo stesso vale per i mostri che affronterete, tutti ben disegnati e inerenti all’atmosfera del titolo, anche se alla lunga si ripetono in modo sconcertante. Di tanto in tanto, però, vi ritroverete ad affrontare dei nemici più “ingombranti”, che andranno fatti fuori proprio sfruttando le abilità/armi/magie dei 6 personaggi che avrete a disposizione.
Jericho è pieno zeppo di dettagli (gli effetti particellari sono notevoli e ben curati, specialmente quelli inerenti agli schizzi di sangue e ad alcune magie specifiche), ricco di riflessi e di un buon antialiasing, conditi da una piena attività sullo schermo. Il tutto gira in modo fluido e coerente, anche se in alcuni frangenti i fotogrammi cominciano a pesare un po’ troppo e danno quel leggero ritardo di risposta comunque sopportabile.
Una lancia va spezzata a favore delle animazioni che caratterizzano alcuni personaggi: è davvero prelibato osservare Rawlings “il prete” mentre cerca una copertura dietro un pilastro, con le due pistole in attesa incrociate, come nei film di John Woo, o la posa atletica di Church “la ninja” che si piega su se stessa tenendo una mano sempre pronta dietro la schiena, per sfoderare la katana dalla fondina. Un vero e proprio piccolo tocco di classe.
Il vantaggio di essere sordi.
Da una grafica dignitosa ci si aspetta un audio che regga lo stesso livello qualitativo. Come minimo.
Invece no, almeno nel caso di Jericho: una colonna sonora praticamente inesistente, che accompagna il ritmo solo in alcuni frangenti, per enfatizzarne la narrazione.
Ma il vero premio “Elemento Peggiore in un Videogioco”, se lo aggiudica il doppiaggio in italiano.
Non sappiamo a chi sia stato affidato, ma siamo sicuri al 100% che non si tratta di Doppiatori, bensì di scaricatori di porto che sbraitano una serie di righe di testo senza espressione vocale, e con un accento marcatamente provinciale. Non importa quale provincia, perché tanto sentirete un personaggio che vi comunicherà qualcosa in simil-veneto, un altro in simil-romano, un altro ancora in simil-siciliano e così via finché non vi sarete fatti una vera e propria cultura sulle inflessioni dialettali italiane.
Questa è una grossissima lacuna del gioco, proprio perché a causa dell’audio finiscono per passare in secondo piano (anche in terzo, a dirla tutta) le sezioni dedicate alla narrazione della storia e le varie personalità dei membri della squadra, dato che preferirete abbassare il volume della tv fino a zero, piuttosto che alzarlo per goderne appieno.
A questo punto, anche quel poco di storia e quella ricerca meticolosa sul casting dei sei personaggi che c’era stata da parte della penna creativa di Clive Barker, va a rotoli pienamente, addirittura sfigurandolo. Peccato, perché come si diceva nell’intro è comunque un “nome”, una marca, e come tale poteva essere sfruttata al meglio.
Salvato in calcio d’angolo.
Arriviamo quindi al verdetto finale.
Clive Barker’s Jericho, al di là degli aspetti negativi che lo affliggono pesantemente, come il doppiaggio allucinante e la mancanza inspiegabile di qualsiasi modalità multiplayer (sia online che offline), è un originale FPS, che merita di essere preso in considerazione.
Sono tanti gli aspetti che vi intrigheranno, tra tutti la forte impronta strategica nell’uso non scontato dei sei personaggi e un buon gameplay, sicuramente molto adrenalinico.
Però, la prossima volta, quando scegliete di comprare un prodotto, diffidate anche dalle grandi marche. Non è tutto Clive Barker quello che luccica!
Fatene tesoro.
Quale nome?!… vi starete chiedendo. Il “nome” in generale, in senso ampio.
Non è ancora chiaro? Allora ci spieghiamo meglio: per quanto riguarda la scelta di un prodotto, spesso ci capita, inconsapevolmente, di acquistarlo perché è una marca, un “nome affidabile”.
Quello che si può dire, per quanto concerne il mondo dei videogiochi, è che la tecnica “dell’abbocca l’esca”, ovvero utilizzare storie inventate appositamente da professionisti piazzandoci il proprio nome in copertina, non è di certo una novità: pensate per un attimo a tutte le serie targate Tom Clancy. Anche questa è una marca, un nome. Un nome che dovrebbe, in teoria, accendere il titolo di copertina come un cielo di capodanno, regalando prestigio e successo.
Anche Clive Barker, noto scrittore di romanzi horror, ha già prestato la sua insanguinata penna per scrivere la sceneggiatura di Undying, un’esperienza videoludica al cardiopalma che nel 2001 divenne un vero e proprio cult, non soltanto per gli appassionati di FPS su PC. Sarebbe stato davvero stupido non riprovarci ancora, soprattutto senza sfruttare le potenzialità che offrono le console odierne.
Lo scrittore, quindi, nei panni del calamaio elettronico del team Codemasters, riveste nuovamente il proprio importante ruolo e dà vita a un gioco davvero intrigante.
Nasce Jericho, anzi, scusate… Clive Barker’s Jericho. Il nome conta.
A questo punto, però, vi starete già ponendo un’altra domanda: ma la fama è sempre sinonimo di qualità?
… o conta poco?
Anche se vi sembrerà strano, tutta questa premessa è servita per chiarire che uno degli aspetti meno interessanti in Jericho è proprio la trama. Non perché realizzata approssivativamente (ci mancherebbe), ma perché pur trattando alcune tematiche affascinanti come il misticismo, l’orrore, la religione e la magia, ci porterà ad affrontare una serie di eventi mischiati in modo un po’ vetusto, con una storia dai tanti piccoli aspetti che vanno a condire la solita, abusata, zuppa. Se avete visto film come Constantine (con Keanu Reeves), serie tv come Buffy o un’altra miriade di pellicole, libri e quant’altro che tratti gli stessi temi, converrete con noi che forse ci si poteva aspettare di più da un nome che, come dicevamo nell’intro, avrebbe dovuto dare prestigio al titolo.
Prendi 6 e Paghi 1.
Vestiremo i panni di un comandante alle prese con uno strano fenomeno nella città mediorientale Al-Khali, sommersa da una fittissima coltre di sabbia e misteri. Il male si è risvegliato e in questi casi il governo non può fare granché. Sarà nostro compito farci strada a capo di un team specializzato tanto in balistica militare, quanto in arti oscure. Se da un lato la trama non spicca in quanto ad originalità, lo scrittore Clive Barker ha dato il meglio di sé per diversificare i personaggi che ne fanno parte. Il team Jericho è composto da sei membri in tutto (sette includendo il comandante) davvero molto ben caratterizzati, forse tra i più definiti del mondo dei videogiochi, se ci concedete l’azzardo. Ognuno ha una propria personalità, un background storico e ovviamente delle peculiarità magiche e militari uniche nel loro genere.
Il punto di forza di Jericho è che non ci limiteremo a guidare gli incredibili 6 impartendo dei semplici ordini (i classici “Procedete”, “Fermi”, “Copertura”, ecc) ma potremo fisicamente impersonarli tutti, in qualsiasi momento, con una modalità “switch” che ricorda moltissimo il cambio-personaggio della famosa serie Battlefield.
Siamo una squadra fortissimi.
La natura ludica di Jericho è quella del classico sparatutto in prima persona a scorrimento. Per intenderci, non disporremo di intere zone aperte da esplorare e devastare alla Call of Duty, ma delle fasi in cui percorreremo dei tunnel virtuali che ci indirizzeranno in strade prestabilite. Certo, il contesto delle mappe di gioco cambia man mano che si prosegue con la storia, alternando fasi dall’esplorazione più libera a mo' di “arena”, ad altre più recluse e anguste tipo “labirinto”.
Un FPS, comunque, molto tradizionale, che però riesce a snaturarsi e brillare di originalità proprio grazie ai personaggi che potremo impersonare. La squadra è stata divisa tecnicamente in due sotto gruppetti formati da tre membri ognuno, chiamati rispettivamente Alpha (prettamente balistico) e Omega (prettamente mistico). È chiaro che questa suddivisione serve per facilitare il giocatore nella facile comprensione dei ruoli che ciascun componente del team Jericho riserba.
Vediamoli insieme.
Squadra Alpha:
COLE – La ragazza un po’ cyberpunk con un casco-visiera che
ricopre parzialmente la testa. Rappresenta l’aspetto tecnologico del
team, disponendo di un mitra con granate e di un comando che permette
di rallentare il tempo e quindi di velocizzare i propri movimenti.
JONES – L’intermedio del gruppo. Padroneggia un mitra automatico che in alternativa spara come un fucile a pompa. La sua dote mistica gli permette di oltrepassare zone inaccessibili sfruttando una specie di magia telecinetica.
DELGADO – Il bestione di turno. Un uomo massiccio e inquietante che rappresenta la forza del team, ma anche la goffaggine. Va in giro con un mitraglione per abbattere tonnellate di nemici e un braccio che gli permette di controllare il fuoco e utilizzarlo quasi fosse un lanciafiamme.
JONES – L’intermedio del gruppo. Padroneggia un mitra automatico che in alternativa spara come un fucile a pompa. La sua dote mistica gli permette di oltrepassare zone inaccessibili sfruttando una specie di magia telecinetica.
DELGADO – Il bestione di turno. Un uomo massiccio e inquietante che rappresenta la forza del team, ma anche la goffaggine. Va in giro con un mitraglione per abbattere tonnellate di nemici e un braccio che gli permette di controllare il fuoco e utilizzarlo quasi fosse un lanciafiamme.
Squadra Omega:
BLACK – Il nome delinea il fatto che sia la più dark del gruppo.
Capelli nerissimi per una pelle biancastra e un fucile di precisione
letale. Grazie ai poteri può controllare a rallentatore ogni pallottola
che spara, guidandola dove meglio crede. Può anche respingere oggetti
pesanti per fare strada agli altri componenti del team.
RAWLINGS – Il prete dalle maniere forti. Il più anzianotto del team Jericho eppure quello più rapido e preciso. Dispone di due pistole automatiche e di una mira impeccabile. La sua capacità mistica, da buon prete, è quella di curare e rianimare gli altri del gruppo.
CHURCH – Il nome farebbe pensare che sia la perpetua del prete di prima. Ma in realtà è forse la più intrigante del gruppo: molto gotica e stilosa nei movimenti, ma soprattutto perché è l’unica a possedere una katana affilatissima che affetta letteralmente i nemici. Anche la sua dote mistica non è da meno: riesce a creare una bolla di sangue che immobilizza i nemici prosciugandone la vita.
RAWLINGS – Il prete dalle maniere forti. Il più anzianotto del team Jericho eppure quello più rapido e preciso. Dispone di due pistole automatiche e di una mira impeccabile. La sua capacità mistica, da buon prete, è quella di curare e rianimare gli altri del gruppo.
CHURCH – Il nome farebbe pensare che sia la perpetua del prete di prima. Ma in realtà è forse la più intrigante del gruppo: molto gotica e stilosa nei movimenti, ma soprattutto perché è l’unica a possedere una katana affilatissima che affetta letteralmente i nemici. Anche la sua dote mistica non è da meno: riesce a creare una bolla di sangue che immobilizza i nemici prosciugandone la vita.
Comandare l’intero team è molto appagante, ed è l’unico elemento interessante che ci spingerà a proseguire nel gioco. Se analizziamo i fattori principali che dovrebbero tener testa alta al termine “gioco”, infatti, ci renderemo conto che se non ci fosse stata questa forte caratterizzazione dei personaggi (e di conseguenza il loro utilizzo diretto) ci saremmo trovati di fronte a un titolo che sarebbe stato dimenticato sullo scaffale quasi immediatamente.
Alternare magie ad armi tradizionali non è una novità, e siamo certi che non è la prima volta che affrontate un simile approccio, anche se in uno sparatutto con sei personaggi è un po’ insolito, e non può che essere accolto a braccia aperte. Più volte vi capiterà di ripercorrere il gioco in modi alternativi, adottando tecniche, personaggi e strategie sempre differenti, anche ricaricando la partita da un determinato punto di controllo.
Avrete veramente da “sparà-tutto” e in qualsiasi modo, dato che il gioco pullulerà di mostri e ancora mostri, costringendovi in alcuni casi a digrignare i denti e il joypad per rifare daccapo un intero pezzo, anche affrontando gli eventi in modalità facile. Cogliamo l’occasione per fare un appunto sulla IA del gioco: la difficoltà di Jericho è ben bilanciata, ma con questo non vogliamo affermare che l’intelligenza artificiale sia all’altezza della situazione. Infatti, più volte vi capiterà di osservare i vostri alleati comportarsi in modo anomalo, andando a perire meramente, e i nemici compiere più o meno gli stessi movimenti durante il corso dell’avventura. Ma la forte presenza di mostri, in alcuni precisi punti, lascia sorvolare questi piccoli aspetti negativi, dato che non avremo molto tempo per pensare, ma per “agire” prima che sia troppo tardi.
Ma la morte, per il team Jericho, non esiste finché tutti i membri che la compongono decedono, e questo contribuisce a dare maggior movimento al gameplay, che altrimenti avrebbe rischiato di essere un po’ monotono.
Ti faccio vedere i muscoli!
Buona caratterizzazione dei personaggi, gradevole giocabilità, difficoltà ben bilanciata… ma la grafica?
Riguardo questo aspetto la PS3 non può certo lamentarsi, e di lavoro da fare per tenere in piedi Jericho ne ha parecchio. I livelli sono disegnati molto bene e sono davvero evocativi, forse alla lunga si ripetono nel loro stile, specialmente nelle avvincenti sessioni iniziali. I colori cupi, sporchi e tendenti al rosso vi accompagneranno per tutto il corso del gioco, lasciandovi in alcuni casi anche sbalorditi, come l’ottima realizzazione del livello ambientato in un medioevo ricoperto “letteralmente” da fiumi di sangue e carne. Lo stesso vale per i mostri che affronterete, tutti ben disegnati e inerenti all’atmosfera del titolo, anche se alla lunga si ripetono in modo sconcertante. Di tanto in tanto, però, vi ritroverete ad affrontare dei nemici più “ingombranti”, che andranno fatti fuori proprio sfruttando le abilità/armi/magie dei 6 personaggi che avrete a disposizione.
Jericho è pieno zeppo di dettagli (gli effetti particellari sono notevoli e ben curati, specialmente quelli inerenti agli schizzi di sangue e ad alcune magie specifiche), ricco di riflessi e di un buon antialiasing, conditi da una piena attività sullo schermo. Il tutto gira in modo fluido e coerente, anche se in alcuni frangenti i fotogrammi cominciano a pesare un po’ troppo e danno quel leggero ritardo di risposta comunque sopportabile.
Una lancia va spezzata a favore delle animazioni che caratterizzano alcuni personaggi: è davvero prelibato osservare Rawlings “il prete” mentre cerca una copertura dietro un pilastro, con le due pistole in attesa incrociate, come nei film di John Woo, o la posa atletica di Church “la ninja” che si piega su se stessa tenendo una mano sempre pronta dietro la schiena, per sfoderare la katana dalla fondina. Un vero e proprio piccolo tocco di classe.
Il vantaggio di essere sordi.
Da una grafica dignitosa ci si aspetta un audio che regga lo stesso livello qualitativo. Come minimo.
Invece no, almeno nel caso di Jericho: una colonna sonora praticamente inesistente, che accompagna il ritmo solo in alcuni frangenti, per enfatizzarne la narrazione.
Ma il vero premio “Elemento Peggiore in un Videogioco”, se lo aggiudica il doppiaggio in italiano.
Non sappiamo a chi sia stato affidato, ma siamo sicuri al 100% che non si tratta di Doppiatori, bensì di scaricatori di porto che sbraitano una serie di righe di testo senza espressione vocale, e con un accento marcatamente provinciale. Non importa quale provincia, perché tanto sentirete un personaggio che vi comunicherà qualcosa in simil-veneto, un altro in simil-romano, un altro ancora in simil-siciliano e così via finché non vi sarete fatti una vera e propria cultura sulle inflessioni dialettali italiane.
Questa è una grossissima lacuna del gioco, proprio perché a causa dell’audio finiscono per passare in secondo piano (anche in terzo, a dirla tutta) le sezioni dedicate alla narrazione della storia e le varie personalità dei membri della squadra, dato che preferirete abbassare il volume della tv fino a zero, piuttosto che alzarlo per goderne appieno.
A questo punto, anche quel poco di storia e quella ricerca meticolosa sul casting dei sei personaggi che c’era stata da parte della penna creativa di Clive Barker, va a rotoli pienamente, addirittura sfigurandolo. Peccato, perché come si diceva nell’intro è comunque un “nome”, una marca, e come tale poteva essere sfruttata al meglio.
Salvato in calcio d’angolo.
Arriviamo quindi al verdetto finale.
Clive Barker’s Jericho, al di là degli aspetti negativi che lo affliggono pesantemente, come il doppiaggio allucinante e la mancanza inspiegabile di qualsiasi modalità multiplayer (sia online che offline), è un originale FPS, che merita di essere preso in considerazione.
Sono tanti gli aspetti che vi intrigheranno, tra tutti la forte impronta strategica nell’uso non scontato dei sei personaggi e un buon gameplay, sicuramente molto adrenalinico.
Però, la prossima volta, quando scegliete di comprare un prodotto, diffidate anche dalle grandi marche. Non è tutto Clive Barker quello che luccica!
Fatene tesoro.
PRO
- Buona Grafica
- Ottima caratterizzazione dei personaggi
- FPS divertente e atipico
- Magie + Armi
- Doppiaggio scadentissimo
- Mancanza di modalità multiplayer
