Ad Elvis va dato il merito di aver iniziato, di aver dato la prima idea, di aver gettato le basi di quelli che sono i canoni del vero rocker, sviluppati nelle epoche musicali successive a seconda delle necessità del momento. Una cosa però è rimasta inattaccabile: l’eccesso. Parlando di vita da rocker è facile immaginare un’esistenza passata tra un palco e l’altro, senza soluzione di continuità, attorniati da fan, sempre accompagnati dai fedeli compagni di viaggio che formano la strana famiglia che è un gruppo rock.
E tutto questo per parlare solo di Guitar Hero III? Beh, sì, visto che il core del gioco è proprio questo: la personificazione di una rock star, nella figura del chitarrista maledetto che ogni gruppo sogna di avere. Tutto nella realizzazione del gioco punta su questo aspetto, dai menu agli abbigliamenti dei personaggi, per rendere questo senso del rock quanto più palpabile possibile.
Main riff
La gestazione del terzo capitolo di una delle serie più rivoluzionarie degli ultimi anni non è stata per niente facile e indolore. Il periodo grigio è iniziato con la dipartita di Harmonix, che aveva ideato il codice base dell’intero gioco, impegnata in altri progetti videoludici un po’ più ambiziosi. Il futuro non sembrava per nulla roseo, anche se Red Octane, ideatrice del controller, rimaneva ancora in scena per la realizzazione di Guitar Hero III. Con una mossa a sorpresa, si presenta sul palco Neversoft che con i giochi di stampo musicale non aveva alcuna esperienza, vista la sua attitudine per tavole di legno montate su rotelle e strani soggetti impegnati in evoluzioni al limite del possibile. Ma i papà di Tony Hawks hanno saputo prendere in mano la situazione senza farsi intimidire da certo timore riverenziale e hanno raccolto con coraggio la sfida. La loro intenzione era di migliorare e fare evolvere un gioco che rischiava di diventare un Guitar Hero 2 con nuove tracce. Il loro unico credo era innovare ma con una certa discrezione, perché, si sa, il videogiocatore è una persona strana animata da una particolare forma di schizofrenia, che si lamenta se un nuovo capitolo sconvolge troppo i precedenti e contemporaneamente odia comprare fotocopie in serie dello stesso gioco. Si può tranquillamente comprendere come il loro compito fosse a dir poco arduo. Che siano riusciti o meno nel loro intento lo scopriremo strada facendo, tra un a solo e un riff di chitarra, mentre i crampi ci attanagliano la mano!
Il menu principale dal design aggressivo ci offre in primis la classica modalità carriera. In questo caso ci troviamo di fronte a una novità: in Guitar Hero III è stata implementata una storia, una trama che serpeggia tra le 42 tracce che compongono la scaletta principale. Ovviamente non ci dobbiamo aspettare nulla di trascendentale, ma semplicemente verranno narrate le vicende di un gruppo che emerge dal proprio garage, per approdare fin sui palchi più importanti del mondo, fino in Giappone! D’altronde cosa vi aspettavate? Di suonare per la salvezza della vostra anima? I vari capitoli della nostra storia sono stati realizzati sotto forma di cartone animato, in perfetto stile underground, dove i personaggi non parlano, ma mugolano un po’ come facevano i protagonisti di The Sims. L’effetto è molto divertente e come contorno al gioco, l’operazione risulta vincente.
Prima di fare i nostri primi passi nel gioco vero e proprio dobbiamo scegliere il nostro alter ego tra un pool di circa una decina di personaggi, alcuni disponibili da subito, altri sbloccabili come premi per le nostre performance. Per chi ha ampiamente consumato il precedente capitolo, riconoscerà molti volti, sia femminili che maschili. Anzi, a volerla dire tutta, ci sono gli stessi personaggi base del secondo, con un nuovo look, molto più appariscente ed esagerato, ma pur sempre la solita solfa. Dà un po’ la sensazione di tornare a trovare dei vecchi amici, con cui bere un cicchetto e organizzare una sana jam session, ma la nostra indole da videogiocatore ci avrebbe fatto apprezzare una scelta più ampia e rinnovata. Il massimo sarebbe stato poter usufruire di un vero o proprio editor per creare il rocker che più ci aggrada, con tutti i tatuaggi possibili e tanti tanti piercing.
Le cose migliorano se si considerano i personaggi sbloccabili: ormai è conosciutissima la partecipazione in prima persona di alcuni grandi del rock. Potremo infatti vedere sul nostro palco virtuale i volti e le fattezze di Tom Morello (Rage Against The Machine, Audioslave) e Slash (Guns’n’Roses, Velvet Revolve). I modelli dei due protagonisti sono stati realizzati in maniera abbastanza fedele: i capelli di Slash sono più finti che mai, mentre Tom Morello in alcune inquadrature sembra un po’ troppo invecchiato. Comunque la loro presenza scenica è inalterata, rispetto alla loro controparte reale, visto che tutte le loro movenze classiche sono state mappate grazie alla tecnica del motion capture.
Una volta deciso il nostro volto, possiamo tranquillamente lanciarci in scena, cercando di fare impazzire il nostro caloroso pubblico.
Lead Guitar in
Adesso è venuto il momento di imbracciare la nostra fedele chitarra, compagna di tante disavventure. Guitar Hero III ci offre una splendida soluzione, gioiellino di tecnologia e design targato Gibson. La brandizzazione del gioco è come un marchio di fabbrica dell’intera serie, fin dal primo capitolo per Ps2. In principio ci fu la Gibson SG, il diavoletto con cui Angus Young mitragliava il suo riff geniale di Thunderstruck. Successivamente venne riprodotta la X-Plorer, chitarra che stregò Allen Collins dei Lynyrd Skynyrd. E oggi? Siccome bisogna sempre andare in crescendo, per questa nuova installazione della serie il controller ha la forma della celeberrima Gibson LesPaul, uno strumento che non ha bisogno di presentazioni. Il suo design è a dir poco storico, inconfondibile. E’ la chitarra che ha completamente assorbito Jimmy Page e che lo ha accompagnato in mille concerti. Grazie a lei, Mark Knopfler ha deciso di passare al blues, abbandonando le sonorità soft rock tipiche dei Dire Straits. La LesPaul trasuda storia da tutti i pori e averne una, per quanto possa essere solo un giocattolo, regala emozioni che un semplice controller non potrebbe dare!
La LesPaul però non è solo bella, ma anche tecnologicamente all’avanguardia. Innanzitutto è wireless, caratteristica ormai imprescindibile per essere degni della next generation. Rispetto alla X-Plorer (il paragone è ahimè d’obbligo) è più pesante, quindi chi la impugna ne avverte la presenza molto di più della sua sorella più vecchia. I tasti, cinque e colorati come da tradizione, sono bordati di nero, donando un tocco di sana aggressività al manico. Inoltre rispondono in maniera più fluida alle varie sollecitazioni e la loro corsa è stata leggermente diminuita, cosa che giova molto alla sensibilità del giocatore e al gameplay stesso.
Immancabile anche la leva del vibrato o whammy bar che appare un po’ più solida e stabile rispetto al passato. Non tende a ruotare verso il basso, sfuggendo alla presa del giocatore, ma rimane saldamente ancorata nella posizione preferita da chitarrista, pronta per essere afferrata e premuta durante le note lunghe, per creare un superbo effetto vibrato che tanto abbiamo apprezzato nel precedente capitolo. La levetta del plettro ha subito dei miglioramenti non indifferenti che si fanno sentire durante i fraseggi altamente pennati: risulta infatti più morbida e malleabile, facile da controllare e soprattutto meno rumorosa. Il fastidioso clic che si sente a ogni pressione del plettro è stato nettamente attutito, anche se non completamente eliminato.
Per contorno, la LesPaul presenta delle piacevoli feature che appassioneranno tutti i fanatici della customizzazione: come per ogni edizione è presente una ricca raccolta di sticker rock-style per abbellire la chitarra. Come se ciò non fosse abbastanza, la mascherina anteriore del corpo dello strumento può essere rimossa e cambiata con altre a tema (acquistabili separatamente), per raggiungere livelli di personalizzazione praticamente infiniti.
Per chi poi non ha molto spazio in casa, è possibile ‘spezzare’ il collo della chitarra, staccandolo dal resto del corpo per poterla riporre senza tanti patemi in un armadio a muro o per trasportarla tranquillamente in uno zaino.
Chorus
E’ venuto il momento di suonare. Il gameplay a prima vista è rimasto invariato: vedremo ancora il manico della chitarra scorrere sul fondo del monitor, mentre ci vengono indicati i tasti da premere in sequenza e a tempo. Alcune note possono essere suonate anche senza plettrarle: una simulazione perfetta degli hammer on e dei pull off, punto di forza di molti chitarristi. Più note consecutive riusciremo a suonare, più punti totalizzeremo grazie all’attivazione dei moltiplicatori. In alcuni punti chiave delle canzoni, determinate sequenze di note saranno a forma di stella: indicano le frasi star power. Suonarle correttamente riempirà una serie di valvole stilizzate presenti sul rock-o-metro a schermo. Quando le valvole arderanno di un'elettrica luce blu, sarà il momento opportuno per inclinare in verticale la chitarra, così da scatenare tutta la forza dirompente dello star power. Questo power up raddoppia ulteriormente il valore delle note, facendo crescere a dismisura i nostri punteggi.
Fin qui sembra non ci sia nulla di nuovo all’orizzonte.
In realtà non è così. Nonostante la forma sia rimasta quasi invariata rispetto a Guitar Hero II, quel che balza subito all’occhio è una decisa modificazione della sostanza del gioco. Chiunque abbia consumato la propria copia del precedente capitolo, ha ampiamente imparato quanto gli a solo di chitarra proposti in quel frangente erano rognosi: lunghi, difficili, veloci e maledettamente tecnici. Basta fare i nomi di Hangar 18 o di Free Bird per far correre i brividi lungo la spina dorsale dei giocatori di vecchia data. Neversoft per fortuna si è guardata bene dal copiare questa formula, così da non sfornare un Guitar Hero 2.5. Il codice del gioco è stato completamente riscritto, per permettere di migliorare la concezione stessa del gameplay.
La tablatura delle varie canzoni è stata fatta manualmente: ogni singola nota è stata inserita con pazienza certosina, in maniera da avere delle sequenze che erano impensabili precedentemente. L’esempio più lampante è la presenza di pull off o hammer on al termine di note lunghe. In questa maniera è stata implementata la simulazione dell’effetto di bending, tecnica chitarristica che si realizza tirando la corda su e giù per il manico. Da questo punto di vista, la qualità simulativa del gioco è decisamente migliorata, elevando questo titolo una spanna al di sopra di quanto visto finora.
C’è un’altra grossa novità introdotta dai ragazzi di Neversoft e riguarda la concezione stessa delle tablature delle canzoni. Adesso non abbiamo solo gli a solo infernali a devastarci le dita, ma anche delle solidissime sezioni ritmiche. Infatti, sono stati introdotti in maniera massiccia le sequenze di accordi. E chiunque pensasse che fare la ritmica di una canzone fosse una bazzecola, dovrà ricredersi, vedendo quanto bisogna lavorare per mettere insieme numerosi cambi di accordi, inframmezzati da fraseggi veloci e glissati sublimi. Ci sono alcuni passaggi nel corso di alcune canzoni che vi faranno tranquillamente rischiare una poderosa tendinite al polso, tanto sono veloci e articolati.
Un timore che aveva colpito la maggior parte degli amanti della serie è che forse il gioco era stato facilitato, fosse stato leggermente edulcorato per renderlo fruibile anche dai giocatori meno esperti e tenaci. Qualche passo in questo senso è stato fatto, effettivamente. E’ stata infatti aumentata la soglia di tolleranza per suonare le note: se prima bisognava essere precisissimi quasi al millisecondo, in questo caso potremo mettere in saccoccia sequenze di note più o meno lunghe anche senza essere dei metronomi umani. Questo però si associa a una aumentata difficoltà di fondo, grazie all’introduzione dei già citati accordi, cosa che darà del filo da torcere un po’ a tutti. Il livello esperto, poi, è comunque complicato abbastanza da non far annoiare nessuno!
A Solo
Non si può parlare di Guitar Hero senza fare menzione alla sua vasta track list. Ci troviamo di fronte a un numero impressionante di brani, quasi ottanta, la maggior parte dei quali suonati proprio dagli artisti che le hanno composte originariamente. Tra le master track, figurano pezzi storici come Anarchy in The UK dei Sex Pistols o Cherub Rock dgli Smashing Pumpkins, per arrivare alla splendida One dei Metallica. Le tracce invece performate da ottime cover band non sono da meno per pregio tecnico e resa sonora, risultando molto vicine alle originali. Basti pensare alla voce di Paranoid dei Black Sabbath che ricalca perfettamente la cadenza strascicata e un po’ nasale di Ozzy Osbourne.
La presenza di una storia di fondo nella modalità carriera fa della selezioni di brani una perfetta colonna sonora creata ad hoc per l’occasione. Infatti nel vostro primo concerto in Inghilterra suonerete dei pezzi di famosi artisti inglesi e quando si tratterà di misurarvi con un po’ di sano blues, sarà la volta di La Grange degli ZZ Top o di Pride and Joy dell’immortale Vaughan a farvi compagnia.
Affermare che questa selezione di canzoni sia la migliore mai vista per questa serie è una cosa sterile e fine a se stessa, visto che ognuno ha i propri gusti e ci sarà sempre una canzone che avremmo voluto vedere tra quelle del gioco. Una cosa è certa: la lista di brani presenti è varia e tocca tanti generi diversi, dal metal al blues al rock. Da questo punto di vista risulta essere appetibile da molti videogiocatori, cercando di accontentare tutti, senza mai annoiare. Per i più patriottici, sarà nota d’orgoglio vedere tra band americane blasonatissime anche i nostrani Lacuna Coil con la loro canzone Closer, sintomo di quanto questo gioco sia sentito nel nostro Paese.
Bridge
Arriviamo finalmente al piatto forte del gioco: il multiplayer. Per questa nuova edizione questa modalità è stata migliorata e ampliata dato l’enorme successo avuto nei precedenti capitoli. Vista la ricca comunità di videogiocatori presenti su XBOX LIVE è stato finalmente implementato il gioco online.
Come da programma sarà possibile giocare affiancati da un amico in modalità cooperativa. In questo caso, uno dei due giocatori affronterà la parte per basso appositamente scritta per questa modalità. Una nota di plauso va fatta per la scelta di pezzi che potessero far divertire anche il bassista. Infatti una grande pecca del capitolo precedente era la pochezza delle linee di basso presenti nelle canzoni proposte. Per non incappare negli stessi errori, questa volta sono state rese disponibili per la coop solo quelle tracce che si sposavano bene con questo tipo di gioco. Per sopperire alle canzoni eliminate sono state introdotte alcune canzoni sbloccabili solo terminando la carriera in questa modalità.
Per chi ama invece polverizzare gli avversari sommergendoli con i propri punteggi stratosferici sono state riproposte le modalità Sfida e Sfida Pro, in cui si suonano a turni o contemporaneamente le canzoni selezionate e si gareggia fino all’ultima nota.
La vera grande novità consiste nella Guitar Battle. Non è altro che una battaglia tra chitarristi a suon di note, come già era stato proposto nel film Crossroads, che vedeva combattere Steve Vai e Ralph Macchio. Per rendere la sfida più pepata, in Guitar Hero III sono stati introdotti i power up per disturbare la performance dell’avversario. Qui la fantasia dei realizzatori ha volato alto: sarà possibile spezzare una delle corde della chitarra, sovraccaricare l’amplificatore o raddoppiare all’improvviso il numero di note da suonare. Questo costringerà l’avversario a recuperare eseguendo delle azioni particolari per uscire dall’empasse, come premere ripetutamente un tasto o pompare sulla whammy bar. Se a prima vista può sembrare molto divertente, in realtà il sistema è un po’ troppo arcade e lascia da una parte la componente simulativa del gioco, suo vero punto di forza.
Tutte queste modalità sono affrontabili online, con molta facilità e senza grossi intoppi. Purtroppo il sistema è ancora un po’ acerbo e si nota come talvolta si accede a una partita classificata quando la canzone è già a metà, rovinando tutto il piacere di suonare un pezzo per intero. Talvolta il gioco si blocca durante le sessioni in rete senza alcun motivo plausibile. Nonostante questi difetti tecnici migliorabili, il gioco on line scorre liscio come l’olio senza un minimo di lag, permettendo un esperienza videoludica appassionante e divertente. Un’altra caratteristica migliorabile è la gestione delle lobby: ogni volta che una partita termina, il proprio avversario viene buttato fuori dalla nostra stanza e per riprendere a giocare bisogna reinvitarlo da capo.
Il successo esploso con i capitoli precedenti ha spinto i programmatori a seguire la sua comunità di aficionados anche su internet, creando appositamente un imponente sito in cui vengono registrate quasi in tempo reale le nostre statistiche, i nostri punteggi, cercando di risalire la china e diventare le vere leggende del rock.
C’è una tale quantità di carne al fuoco che vi terrà impegnati per molto tempo. L’unico motivo che potrebbe spingervi ad abbandonare GHIII è solo ed esclusivamente l’uscita di GHIV. Preparatevi a rimanere completamente irretiti da questo titolo che si lascia amare dal primo momento e non ammette minimamente di essere abbandonato. Vi stregherà!
Reprise
Tecnicamente parlando, Guitar Hero III non fa certo gridare al miracolo. Quanto meno, c’è stato il salto di qualità verso la next generation che non si era affatto avuto nel capitolo precedente. I modelli dei personaggi sono abbastanza dettagliati, ma ancora soffrono di un certo aliasing. Forse questa soluzione è stata presa per permettere un gioco online fluido e senza intoppi, sacrificando una componente che ai fini del gioco è pressoché ininfluente. Non farete molto caso al vostro avatar, mentre sarete impegnati a venire a capo del riff principale di Number of The Beast!
Le animazioni sono decenti, con un’ottima sincronizzazione dei movimenti delle dita del proprio alter ego digitale rispetto alle note suonate. Una cosa da rimproverare a Neversoft è di aver eliminato le animazioni folli che accompagnavano l’attivazione dello star power: non vedrete più chitarre lanciate per aria, fatte ruotare come una spada da samurai. I nostri personaggi in preda alla trance da palcoscenico continueranno a suonare con le loro classiche pose, mentre strani simboli compariranno intorno come una sorta di aura hippie. Un’altra pecca realizzativa che colpisce questo gioco è rappresentata dalle animazioni dei batteristi, che sembrano degli automi guizzanti, dai movimenti scattosi e innaturali. Si poteva fare di meglio.
Le varie location dove suoneremo sono molto ben realizzate e la folla, per quanto stilizzata fa da ottimo contorno.
Per quel che riguarda la quantità di effetti sonori presenti nel gioco, si può tranquillamente affermare che almeno in questo senso le cose sono state svolte nel migliore dei modi. Il suono della chitarra mentre sbagliamo una nota è caratteristico e facilmente riconoscibile, così da metterci subito in allerta. Le urla del pubblico sono ben riprodotte e sono ben integrate con l’azione che si svolge sul palco: fare una serie di trecento note scatenerà il delirio tra la folla, così come commettere troppi errori ci farà sommergere da fischi e urla di disappunto.
Outro
Guitar Hero III si presenta nel panorama videoludico sulla scia del suo predecessore, forte di una tradizione intramontabile. Nonostante la scarsa esperienza in questo campo, Neversoft ha saputo coniugare un giusto grado di innovazione senza stravolgere completamente una ricetta ampiamente collaudata. L’introduzione massiccia degli accordi ha reso questo gioco difficile per motivi differenti rispetto al secondo, dando un motivo di ampio divertimento anche ai giocatori più incalliti. La componente online (sia come modalità di gioco che come ricettacolo di statistiche) corona un progetto ampio e ben realizzato che vale ogni singolo centesimo che si spende per acquistarlo. Un must have.
Pro
- Gameplay impeccabile
- Comparto online divertente e infinito
- Gibosn LesPaul!!
- Ottanta canzoni disponibili
Contro
- Grafica ancora migliorabile
- Animazioni un po' scarne
- Lobby poco pratica
