Non è un mistero che i tie-in videoludici dei film più famosi si rivelino, il più delle volte, dei fiaschi colossali. Nel corso degli anni abbiamo assistito a titoli più o meno gonfiati dalla pubblicità, presentati al pubblico come blockbuster degni delle pellicole d’origine, salvo poi rivelarsi dei prodotti mediocri e mal confezionati. Vero e proprio portabandiera del concetto di cui sopra è, quasi sicuramente, il marchio di Guerre Stellari (da un po’ di tempo a questa parte “Star Wars”) da cui, grazie al cosiddetto “Universo Espanso”, sono state tirate fuori una miriade di storie per libri e videogame, quasi tutte purtroppo non all’altezza delle aspettative. Vera e propria manna dal cielo per i fan di Jedi e Sith fu l’arrivo, qualche anno fa, della serie di Star Wars Battlefront, originariamente nata su PS2 e poi trasferitasi su PSP. Abbandonando gli stra-abusati personaggi principali della serie cinematografica (tipo uno Skywalker a caso), il gioco metteva l'utente nei panni di un soldato qualsiasi facente parte sia della fazione repubblicana che di quella imperiale. Ne venne fuori un Third Person Shooter non privo di difetti ma comunque degno di lode. Battlefront ha riscosso quindi un buon successo che ha trasformato il titolo in una delle serie di punta firmata LucasArts. Ora, con questo nuovo capitolo della serie, Lo Squadrone d’Elite (d'ora in poi SW: Elite), vestiremo i panni di un elitario squadrone di cloni le cui inenarrate vicende si andranno intrecciando con l’epica saga che tutti abbiamo imparato ad amare. Successo o fallimento? Scopriamolo insieme.
La guerra dei cloni (no, non parliamo del film!)
Il plot che fa da sfondo a questo nuovo titolo a base di Forza, Jedi e spade laser vede protagonisti due cloni gemelli ed unici, X1 e X2, il cui DNA discende direttamente da quello di un riverito maestro Jedi. Ciò li rende ovviamente possessori di capacità ben al di sopra della media. In particolare ci troveremo a vestire i panni di X2 che, dapprima legato al fratello come addestratore di reclute sul desertico pianeta di Tatooine, si vedrà poi nemico dello stesso in veste prima di miliziano della resistenza e poi addirittura nei panni di Jedi! X1 si rivelerà infatti un traditore e, patteggiando per l’imperatore Palpatine (altrimenti noto come Darth Sidius) e per l’Impero, comincerà la sua personalissima guerra contro la Repubblica, tra le cui milizie si trova, appunto, suo fratello.
Senza rivelarvi altro dobbiamo dire che il plot, nonostante alcuni cliché dovuti più che altro alla brevità della narrazione, si è dimostrato particolarmente piacevole, grazie soprattutto alle modifiche apportate al gameplay e relative al passaggio da un semplice soldato ad un maestro Jedi. C’è da dire che è richiesta da parte dell’utente un minimo di conoscenza basilare della saga, quantomeno di quella principale, o si rischia di perdersi alcuni passaggi fondamentali della trama capaci altrimenti di rendere la narrazione macchinosa ed oscura. Per la gioia dei fan SW: Elite presenta infatti tanti luoghi già visti e tantissimi personaggi già noti.

Guerre… spaziali!
Dal punto di vista del gameplay si è visto, con questa nuova incarnazione del titolo, qualche leggero passo avanti rispetto al passato per ciò che concerne le varianti di gioco. La serie Battlefront è da sempre legata ai canoni tipici degli sparatutto in terza persona, rendendola nel tempo piuttosto monotona e soprattutto incapace di competere con esponenti del genere decisamente più agguerriti. Con questo nuovo capitolo, tuttavia, LucasArts e Rebellion hanno cercato di rimescolare le carte in tavola puntando non solo alla forsennata azione tipica della serie ma anche ad un pizzico di varietà, utile per stemperare l’impellente noia presente in passato. Ne derivano non solo le missioni a piedi, in cui lo scopo è imbracciare il proprio fucile laser e far fuori droidi e droni, ma anche occasionali sessioni a bordo di torrette antiaeree nonché missioni completamente ambientate nello spazio in cui, a bordo del nostro veloce caccia X-Wing, dovremo distruggere navette ed enormi astronavi madre. Sebbene durante le prime sessioni di gioco le idee possano sembrare piuttosto buone, alla lunga il risultato è comunque monotono, complice uno schema di missioni praticamente sempre uguale a se stesso in cui le varianti sono implementate sempre nello stesso modo! Come dire, se prima il titolo era monotono per un solo motivo (le sessioni a piedi), ora lo è per tre motivi diversi! Un vero peccato, perché tutto sommato le missioni non sono poi strutturate così male e forse una linearità meno severa degli eventi avrebbe sicuramente giovato. Insomma, il risultato ci è sembrato un mezzo passo falso.
Cloni di legno!
Non possiamo esimerci ovviamente dal parlare dei controlli, vera e propria croce di questo SW: Elite. Vediamo di chiarirci, la mappatura dei tasti è di per sé abbastanza soddisfacente ed è capace, considerando i limiti dell'hardware, di fornire tutto ciò di cui si ha bisogno. Tuttavia vi sono alcune mancanze che rendono l’esperienza di gioco a volte caotica, se non addirittura frustrante in occasione delle prime partite. Ad esempio parlando delle sessioni a piedi, che poi sono il fulcro del gioco, ci vedremo costretti ad usare l’unico analogico disponibile sia per muoverci che per controllare la telecamera. Proprio per questa ragione, talvolta i nostri movimenti risultano troppo macchinosi e “lenti” per stare al passo con l’azione in cui, vista l’assenza di un sistema di coperture, saremo spesso esposti ad una pioggia di proiettili. In nostro soccorso ci sarebbe un sistema di puntamento automatico abbastanza decente, se non fosse che è praticamente impossibile mirare a nostro piacimento ai bersagli che si trovano su di un diverso livello rispetto al nostro. Il risultato è confusionario, e solo con diversi tentativi si acquisirà via via un maggior controllo del personaggio e dell’azione, anche se avremmo preferito qualcosa di più rapido ed intuitivo. Discorso completamente diverso per le sessioni di volo, dove sin da subito avremo il pieno controllo del mezzo e dell’azione. I controlli qui sono praticamente perfetti, la qual cosa trasforma le sequenze di guerra spaziale nell’esperienza più divertente del titolo.

